
Domate le fiamme divampate nel Duomo di Torino, viene rinvenuto il cadavere carbonizzato di un uomo senza lingua, e non è il primo a rimanere coinvolto nei numerosi incidenti che hanno colpito la cattedrale nel corso degli anni. È un particolare che mette in allarme l’istinto del capitano Valoni, il capo del Comando per la tutela del patrimonio artistico. L’incendio apparentemente sembra essere stato causato da un banale corto circuito, alcune opere d’arte sono andate distrutte, ma il tentativo di furto sembra da escludere. Allora quali erano le reali intenzioni dell’uomo senza lingua? Valoni è convinto che al centro di tutto vi sia la più importante reliquia della Cristianità conservata nella cattedrale: la Sacra Sindone.
La sacra Sindone, una delle reliquie dell’antichità più venerate e per certi versi contestate, è da oltre duemila anni al centro di un giallo storico e religioso ben noto in tutto il mondo. Ora è la protagonista indiscussa di un thriller campione di incassi in Spagna e tradotto in 15 lingue. Sulla scia del filone mistico inaugurato da Dan Brown con il suo ‘Codice da Vinci’, l’autrice spagnola Julia Navarro costruisce una storia piena di intrighi e sette segrete in lotta tra loro dalla notte dei tempi. Anche l’artificio del racconto che descrive con un sapiente mix di storia e plausibile fantasia quanto ‘realmente’ accaduto alla Sindone, e che si dipana in parallelo agli accadimenti contemporanei, stimola il lettore ad appoggiare le ipotesi investigative che sembrerebbero frutto di fervida immaginazione.
Lo stile narrativo ogni tanto perde di incisività, ma nel complesso l’esposizione è scorrevole e la trama appassionante, tanto da indurre il lettore a completare rapidamente la lettura per conoscere il risultato della partita a scacchi che si sviluppa lungo le pagine.

Nel 1970, uno dei settimanali più vivaci dello Stato del Mississipi, “The Ford County Times”, fallisce. Ad acquistare la testata, con grande stupore di molti, è Willie Traynor, un ragazzo di ventitré anni che non ha neanche terminato gli studi al college. Il giornale sembra spacciato, fino a quando una giovane madre viene brutalmente uccisa da un membro dell’influente famiglia Padgitt. Willie riporta tutti i particolari raccapriccianti della vicenda e il giornale aumenta le vendite, mentre Danny Padgitt, l’assassino, viene condannato. A nove anni di distanza, Danny esce di prigione deciso a vendicarsi…
“L’ultiimo giurato” non è un (legal)-thriller nel sennso tradizionale del termine, in quanto manca lungo tutto lo scorrere del romanzo quel pathos tipico del genere. Anche la compenente legale risulta quasi marginale e di contorno. E’ invece un ottimo romanzo descrittivo di un periodo particolare degli anni 70 visto con gli occhi di un giovane finito quasi per caso in un mondo così diverso da quello da lui fin lì frequentato. Un mondo lento che purtroppo viene trasmesso anche al lettore, perchè larga parte del romando segue il ritmo del tempo che racconta. Nonostante tutto, non si può non rimanere affascinati dall’abile ed esperta ricostruzione di scenari e personaggi, dall’intrecciarsi delle loro storie e, perchè no, dallo stile piacevole con cui è scritto.

Dopo l’ultimo devastante caso che l’ha vista in azione in Florida, Kay Scarpetta decide che è arrivato il momento di imprimere una svolta sia professionale sia personale alla sua vita. Decide così di trasferirsi nella pittoresca Charleston, nella Carolina del Sud, e lì aprire uno studio privato di pedagogia forense. Con lei sono anche la nipote Lucy e il fidato Pete Marino. Proprio quando sembra prendere avvio una tranquilla esistenza nella routine della provincia americana, Kay è chiamata a Roma per collaborare alle indagini sull’orrenda fine di una giovane statunitense campionessa di tennis. Un caso che sembra collegarsi ad altri omicidi rituali. Ancora una volta Kay Scarpetta capisce dovrà mettersi sulle tracce del colpevole interpretandone i messaggi prima che sia troppo tardi.
Pacta sunt servanda e questo romando fa parte di diritto della cerchia non piccola di ciò che è ed invece non avrebbe dovuto essere. Patricia Cornwell sembra desiderosa di distruggere più o meno rapidamente alcuni dei personaggi protagonisti e di contorno della saga di Key Scarpetta. Non si spiega diversamente la miserevole fine di quello stupido povero mentecatto di Marino sessualmente ossessionato dalla sua capa, come pure quella della dottoressa Self, ridotta a semplice macchietta perversa nel suo delirio di onnipotenza. Come sempre nei delitti seriali gli indizi convergono e consentono di individuare il colpevole, ma in questo caso nessuna spiegazione è stata fornita sul significato rituale degli stessi. Rimane alla fantasia del lettore immaginarne il perchè. Certo, può essere una tecnica narrativa… originale, indubbiamente.

Washington. La trentottenne Susan Fletcher, brillantissima mente matematica e responsabile della divisione di crittologia dell’NSA (National Security Agency), viene convocata d’urgenza nell’ufficio del comandante Strathmore. Qualcuno ha realizzato un programma capace di “ingannare” il più sofisticato strumento informatico di spionaggio al mondo, un supercomputer che può decodificare qualunque testo cifrato a una velocità strabiliante. Pochissimi conoscono l’esistenza di questa macchina, ideata per contrastare le nuove minacce alla sicurezza nell’era di Internet e in grado di controllare la posta elettronica di chiunque. La stessa NSA, nata per proteggere le comunicazione del governo americano e intercettare quelle delle potenze straniere, opera in semiclandestinità, al di fuori del controllo pubblico. Susan non si stupisce quando viene a sapere che “Fortezza Digitale”, così è stato battezzato il programma, è frutto delle ricerche di un genio dell’informatica: il giapponese Ensei Tankado, handicappato dalla nascita per gli effetti del disastro atomico di Hiroshima, che dopo essere stato chiamato negli Stati Uniti a lavorare per l’NSA ha sbattuto la porta in faccia ai suoi capi quando si è accorto che il supercomputer rischiava di trasformarsi in un nuovo Grande Fratello. I suoi intenti sono nobili, ma la sua decisione di boicottare l’operato dell’NSA, mettendo il programma in rete e permettendo a chiunque di scaricarlo, rischia di creare l’anarchia e di assicurare libertà d’azione a spie e criminali.
Un thriller avvincente, scorrevole, con una corretta trattazione del mondo informatico e delle persone che lo frequentano.Perchè, credetemi, talvolta i genialoidi sono proprio così. Assurdamente incomprensibili per il resto del genere umano. Può forse risultare non di così agevole lettura per chi è a digiuno dei tecnicismi presenti nel testo.

Per la polizia della contea di Broward, Florida, il caso è chiuso: Johnny Swift si è suicidato sparandosi un colpo di fucile al petto. Ma Kay Scarpetta, che dopo aver lasciato l’Istituto di medicina legale di Richmond è oggi a capo della National Forensic Academy, non è altrettanto sicura. Soprattutto dopo che Pete Marino ha ricevuto la telefonata di un uomo che gli comunica che prove determinanti sono state occultate. A Boston, intanto, lo psicologo forense Benton Wesley sta lavorando a un programma, denominato PREDATOR, che studia il cervello dei criminali per individuare le possibili origini dell’aggressività. E proprio uno di loro gli rivela particolari inquietanti sulla scomparsa di una donna e di sua figlia avvenuta due anni prima.
Trama che si sviluppa con un certo numero di eventi paralleli che convergono in un finale che risulta non sviluppato a livello del resto del romanzo. Buono l’approfondimento psicologico dei personaggi al punto da risultare leggermente inquietante.
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